{"id":3328,"date":"2022-12-13T10:39:35","date_gmt":"2022-12-13T10:39:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.costanzoeassociati.it\/?p=3328"},"modified":"2022-12-13T10:40:11","modified_gmt":"2022-12-13T10:40:11","slug":"i-rischi-finanziari-posti-dai-cambiamenti-climatici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.costanzoeassociati.it\/en\/articoli-finanza-economia-diritto\/i-rischi-finanziari-posti-dai-cambiamenti-climatici\/","title":{"rendered":"I RISCHI FINANZIARI POSTI DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Vicedirettore della <a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Banca d\u2019Italia<\/a>, il dott. <a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/chi-siamo\/funzioni-governance\/direttorio\/paolo-angelini\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Paolo Angelin<\/a>, nel discorso tenuto a Milano il 15 novembre scorso presso <a href=\"https:\/\/anspc.it\/wordpress\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">l\u2019Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito<\/a> ha affrontato la tematica relativa i rischi finanziari sistemici posti in essere dal cambiamento climatico e dal degrado ambientale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, sono stati analizzati due delle principali criticit\u00e0 che si paleseranno in seguito alla spinta regolatoria europea in materia di rendicontazione e valutazione dei rischi ambientali e climatici (e, pi\u00f9 in generale, dei rischi <strong><a href=\"https:\/\/www.costanzoeassociati.it\/glossario-economia-finanza\/esg\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ESG-Environmental, Social and Governance<\/a><\/strong>). Tali criticit\u00e0, se non adeguatamente superate, tenderanno a viziare e a distorcere a monte i processi decisionali delle istituzioni finanziarie private e l\u2019attivit\u00e0 di controllo delle autorit\u00e0 di vigilanza bancaria ponendo, cos\u00ec, un serio ostacolo al percorso di transizione ecologica della societ\u00e0 e dell\u2019economia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">GLI SVILUPPI DELLA NUOVA REGOLAMENTAZIONE EUROPEA IN MATERIA DI SOSTENIBILIT\u00c0<\/h2>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, le diverse istituzioni di regolamentazione europea hanno formulato un nuovo corpus normativo, tuttora in corso di definizione, riguardante i rischi ambientali, sociali e di governo (rischi ESG) delle imprese finanziarie e non finanziarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le misure di maggior rilievo, meritevole di menzione \u00e8 senz\u2019altro la proposta avanzata nell\u2019aprile 2021 dalla Commissione Europea di <strong>direttiva sull\u2019informativa dei rischi di sostenibilit\u00e0 delle imprese<\/strong> (<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/EN\/TXT\/?uri=CELEX%3A52021PC0189\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong><em>Corporate Sustainability Reporting Directive; <\/em>CSRD<\/strong><\/a>), che \u00e8 destinata ad entrare in vigore a partire dal 1\u00b0 gennaio 2024.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito all\u2019introduzione della CRSD, la nuova dichiarazione non-finanziaria sui rischi ESG, che le istituzioni finanziarie e le imprese non finanziarie saranno chiamate a redigere, da un lato, interesser\u00e0 una platea pi\u00f9 ampia di soggetti, includendo dal 2026 anche le PMI quotate e non solo le grandi imprese, dall\u2019altro, includer\u00e0 obblighi di informazione e di comunicazione molto pi\u00f9 dettagliati rispetto alla reportistica prevista dalla precedente direttiva (<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/EN\/TXT\/?uri=CELEX%3A32014L0095\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong><em>Non Financial Reporting Directive<\/em>; NFRD<\/strong><\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p>Le banche avranno, dunque, non solo maggiori informazioni sulle imprese affidate, ma, in quanto istituzioni private parimenti soggette alla direttiva, dovranno a loro volta fornire al mercato e agli organismi di controllo informazioni qualitative e quantitative pi\u00f9 dettagliate sui propri rischi, come previsto dai nuovi obblighi di rendicontazione inclusi nel secondo regolamento europeo sui requisiti di capitale delle banche (<strong><em>Capital Requirements Regulation<\/em><\/strong><strong>; CRR2<\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<p>Di fondamentale rilievo \u00e8, altres\u00ec, la nuova direttiva europea riguardante i doveri di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilit\u00e0 (<a href=\"https:\/\/commission.europa.eu\/publications\/proposal-directive-corporate-sustainability-due-diligence-and-annex_en\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong><em>Corporate Sustainability Due Diligence Directive<\/em>; CSDDD<\/strong><\/a>). L\u2019introduzione di questa normativa determiner\u00e0 l\u2019obbligo per le grandi imprese finanziarie e non finanziarie di:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>fornire informazioni dettagliate sulle proprie esternalit\u00e0 negative in materia di diritti umani e di impatti ambientali<\/li><li>redigere un piano di transizione che sia coerente con gli obiettivi di sostenibilit\u00e0 definiti dall\u2019Accordo di Parigi.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Infine, troviamo la regolamentazione, ancora in fase embrionale, in materia di audit, ovvero di verifica dell\u2019attendibilit\u00e0 dei dati di sostenibilit\u00e0. Attualmente, infatti, solo in alcuni Paesi, tra cui l\u2019Italia, le imprese soggette a NFRD pubblicano dati di sostenibilit\u00e0 che sono validati da revisori contabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">ALCUNE CRITICIT\u00c0 GENERATE DALLA SPINTA NORMATIVA EUROPEA<\/h2>\n\n\n\n<p>Alla luce di questa spinta regolatoria impressa dalle istituzioni europee in materia di sostenibilit\u00e0, i rappresentanti delle istituzioni centrali nazionali, come la Banca d\u2019Italia, hanno posto l\u2019accento su alcune delle principali criticit\u00e0 che, da qui in avanti, si paleseranno sia per le autorit\u00e0 di vigilanza bancaria che per gli stessi \u201coperatori del mercato\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra queste criticit\u00e0 troviamo:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>Carenze dei dati <\/strong>di sostenibilit\u00e0 ambientale<strong> <\/strong>e <strong>distorsioni <\/strong>insite nella tipologia di dati di sostenibilit\u00e0 utilizzati;<\/li><li><strong>Conflitto tra gli obiettivi individuali <\/strong>degli investimenti privati in termini di rischio-rendimento e<strong> gli obiettivi ambientali <\/strong>contenuti nei diversi piani di transizione;&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Queste criticit\u00e0, infatti, si ripercuoteranno negativamente sulla capacit\u00e0 del sistema finanziario di indirizzare i flussi di finanziamento verso impieghi produttivi eco-sostenibili, inficiando, cos\u00ec, il reale processo di transizione ecologica, ovvero il percorso di decarbonizzazione degli attivi registrati sia sui bilanci degli \u201cintermediari finanziari\u201d che delle imprese.<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza, \u00e8 necessario tener conto e superare tali criticit\u00e0 per evitare che il processo di reale transizione ecologica venga bloccato a causa dell\u2019incapacit\u00e0 del sistema finanziario e imprenditoriale privati, dei decisori politici e delle autorit\u00e0 di controllo di valutare correttamente i rischi ambientali e climatici, specialmente il \u201crischio fisico\u201d e il \u201crischio di transizione\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">CARENZE E DISTORSIONI NEI DATI DI SOSTENIBILIT\u00c0<\/h2>\n\n\n\n<p>Tra i principali problemi che ad oggi si riscontrano in merito ai dati di sostenibilit\u00e0 ambientale, il primo risiede proprio nella <em>carenza di dati<\/em>. Nello specifico, con l\u2019approvazione della CSRD, l\u2019obbligo di reportistica ESG e di correlata redazione della <em>Documentazione Non \u2013 Finanziaria <\/em>riguarder\u00e0 circa 4-5.000 imprese operanti in Italia (contro le poche centinaia attualmente coinvolte e, soprattutto) contro le oltre 4 milioni di imprese attive sul territorio nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La carenza di dati, dunque, \u00e8 di carattere strutturale, in quanto \u00e8 legata al limitato raggio d\u2019azione della nuova regolamentazione europea che esenta dagli obblighi di rendicontazione dei rischi ESG le micro, piccole e medie imprese non quotate. Tale carenza, inevitabilmente peser\u00e0 di pi\u00f9 per quei Paesi che, proprio come l\u2019Italia, presentano una struttura produttiva relativamente dominata da questo tipo di imprese, rispetto a quanto vale per altri Paesi europei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, l\u2019esenzione dagli obblighi di reportistica sui rischi ESG, potrebbe indurre la marea delle micro, piccole e medie imprese non quotate a procrastinare, comprensibilmente, l\u2019attivit\u00e0 di rendicontazione ambientale, <em>con conseguenze negative in termini di perdita di competitivit\u00e0, di maggiori costi di finanziamento o addirittura di perdita di accesso ai finanziamenti bancari. <\/em>Ci\u00f2 a vantaggio delle altre imprese (grandi e PMI quotate) che, dovendo pubblicare in maniera trasparente i propri dati di sostenibilit\u00e0, alimentano positivamente le aspettative dei diversi stakeholders (banche, clienti, governi, societ\u00e0 civile) riguardo la propria performance di sostenibilit\u00e0, con ovvie ricadute positive per l\u2019impresa in termini di minori costi e maggiori rendimenti, nonch\u00e9 in termini di <strong>maggiori probabilit\u00e0 di sopravvivenza futura come organizzazione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>In aggiunta al problema della carenza di dati, vi \u00e8 quello della <em>distorsione insita nella tipologia di dati utilizzati <\/em>ai fini della valutazione dei rischi ambientali e climatici per i vari settori dell\u2019economia. Infatti, come sottolineato dal Vicedirettore della Banca d\u2019Italia, i dati ad oggi utilizzati sono prevalentemente di <em>tipo settoriale<\/em> e <em>di natura fortemente aggregata<\/em>. Dati settoriali molto aggregati non consentono, infatti, di individuare l\u2019enorme eterogeneit\u00e0 presente in termini di impatto ecologico sia tra i diversi settori che all\u2019interno di stessi settori e sotto-settori produttivi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per tale motivo, viene suggerito agli organismi di regolamentazione e vigilanza bancaria, nonch\u00e9 alle varie istituzioni finanziarie, di <strong>evitare di fare eccessivo affidamento su soli dati settoriali aggregati <\/strong>nell\u2019ambito, rispettivamente, delle procedure di controllo e delle decisioni di finanziamento bancario e di investimento finanziario. Non a caso, qualora le banche maggiormente intese ad abbattere l\u2019impronta ecologica dei propri attivi, i.e. dei finanziamenti concessi, facessero eccessivo affidamento sui soli dati settoriali aggregati, si ritroverebbero a ridurre in maniera indiscriminata il credito alle imprese appartenenti ai settori classificati come \u201cad alte emissioni\u201d, trattandole tutte come imprese non sostenibili [6]. <em>Questo, inevitabilmente, andrebbe a svantaggio di quelle imprese che, all\u2019interno di uno stesso settore, hanno impronte ecologiche relativamente pi\u00f9 basse di altre imprese e\/o che propongono credibili e ambizioni piani di decarbonizzazione dei propri processi produttivi<\/em> [7], che non potrebbero, perci\u00f2, essere realizzati data l\u2019impossibilit\u00e0 di accedere al credito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza, seppure l\u2019importanza di disporre di dati settoriali aggregati rimanga, Angelini propone alle istituzioni di regolamentazione e di vigilanza bancaria europea, da un lato, di utilizzare anche <em>classificazioni settoriali pi\u00f9 granulari<\/em>, alla luce proprio delle recenti evidenze empiriche basate su micro-dati che confermano l\u2019esistenza di importanti eterogeneit\u00e0 in termini di impatto ambientale all\u2019interno dei diversi settori e comparti, dall\u2019altro, di disporre di <em>dati a livello di singola impresa<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Coadiuvare i dati settoriali aggregati con classificazioni settoriali pi\u00f9 granulari e dati a livello di singola impresa rappresenterebbe, infatti, uno step decisivo da realizzare su base anche nazionale al fine di alimentare corrette informazioni nei processi decisionali di finanziamento ed investimento da parte delle istituzioni finanziarie, nei processi di controllo degli organi di vigilanza bancaria e nei processi di design delle politiche di tutela ambientale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, il vicedirettore della Banca d\u2019Italia ha proposto di effettuare una <strong>raccolta armonizzata di dati microeconomici in materia di sostenibilit\u00e0<\/strong>, con l\u2019intento di rimediare ai problemi relativi ai dati di sostenibilit\u00e0 ambientale riscontrati dalle PMI, in termini sia di scarsa standardizzazione delle informazioni richieste che di eccessivo costo della raccolta e tenuta dei dati<strong>. <\/strong>A tal proposito, le associazioni di categoria \u2013 sia delle imprese finanziarie che non finanziarie \u2013 dovrebbero collaborare per la standardizzazione e la raccolta dei dati delle imprese rispettivamente affidate, mediante la predisposizione di <em>modelli di rilevazione armonizzati<\/em> (gi\u00e0 sviluppati da alcune banche), che siano differenziati per criteri di proporzionalit\u00e0, ovvero estremamente semplificati per le micro-imprese, pi\u00f9 articolati per le PMI. Inoltre, al processo di raccolta armonizzata delle informazioni ambientali potrebbero contribuire parimenti gli enti pubblici che rilevano dati dettagliati sui consumi di gas e di energia elettrica per tutte le famiglie e le imprese italiane o gli enti pubblici che dispongono di dati sull\u2019efficienza energetica dei fabbricati aziendali a livello di singola unit\u00e0 immobiliare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Senza la possibilit\u00e0 di disporre di informazioni sufficienti e adeguate, risulta molto complicato poter disegnare politiche pubbliche e riforme mirate all\u2019obiettivo della tutela e della sostenibilit\u00e0 ambientale, cos\u00ec come risulta difficile per le banche e le altre istituzioni finanziarie non bancarie orientare i finanziamenti e gli investimenti discriminando a favore di imprese che adottano processi e metodi produttivi realmente eco-sostenibili. Di conseguenza, come sovra-menzionato, le carenze e le distorsioni riguardanti i dati di sostenibilit\u00e0 rendono il processo di transizione ecologica pressoch\u00e9 arduo da compiere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">CONFLITTO TRA OBIETTIVI DI RENDIMENTO INDIVIDUALI E AMBIENTALI DEI PIANI DI TRANSIZIONE<\/h2>\n\n\n\n<p>In seguito all\u2019approvazione della CSDD e del pacchetto CRR3\/CRD6, \u00e8 stato introdotto l\u2019obbligo di redazione di piani di transizione sia per le istituzioni finanziarie e sia per le imprese non finanziarie. In particolare, la Vigilanza bancaria europea sta incoraggiando gli \u201cintermediari\u201d a dotarsi di piani di transizione che siano coerenti con gli obiettivi di sostenibilit\u00e0 dell\u2019Accordo di Parigi e con la Tassonomia europea, nonch\u00e9 a fare pressione sulle imprese-clienti finanziate qualora non raggiungano nel tempo i propri obiettivi di transizione ecologica, fino a giungere all\u2019<em>extrema ratio<\/em> di procedere ad un\u2019interruzione dei finanziamenti per le imprese non ecologicamente responsabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La criticit\u00e0 riguardante i piani di transizione risiede nel <em>conflitto tra gli obiettivi individuali degli investitori privati espressi in termini di rischio e rendimento <\/em>e <em>gli obiettivi ambientali definiti nei piani di transizione.<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, a parit\u00e0 di condizioni, un investimento sostenibile dovrebbe essere relativamente meno rischioso e, dunque, meno redditizio. Di conseguenza, qualora gli investitori e i finanziatori dovessero essere riluttanti ad accettare rendimenti relativamente inferiori, i tradizionali obiettivi dell\u2019investimento privato potrebbero entrare in conflitto con gli obiettivi della transizione ecologica e di sostenibilit\u00e0. Infatti, gli sforzi dei finanziatori che decidono di erogare credito ad investimenti produttivi eco-sostenibili potrebbero essere resi vani dalla strategia di arbitraggio di altri finanziatori che si focalizzano esclusivamente sul binomio rischio-rendimento e che andrebbero, cos\u00ec, a investire in aziende emittenti non attente alla sostenibilit\u00e0 ambientale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo conflitto, dunque, limiterebbe fortemente il contributo che il sistema finanziario fornirebbe sul versante della transizione ecologica e, di conseguenza, gli stessi progressi sul fronte dell\u2019effettiva tutela ambientale.<\/p>\n\n\n\n<p>A tal proposito, Angelini suggerisce di <strong>evitare di fare eccessivo affidamento sui soli piani di transizione delle banche e delle altre istituzioni finanziarie<\/strong>, ma di affidarsi maggiormente ai <strong>piani di transizione delle singole imprese<\/strong> dalle cui scelte di investimento dipende il sentiero del processo di transizione ecologica (da qui, a maggior ragione, la necessit\u00e0 di raccogliere dati di sostenibilit\u00e0 a livello di singola impresa).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, propone, da un lato, di estendere il raggio d\u2019azione della regolamentazione e della vigilanza bancaria europea, in materia di gestione dei rischi ESG, anche ad altre istituzioni finanziarie non bancarie, in particolare alle societ\u00e0 di gestione del risparmio e alle compagnie di assicurazione; dall\u2019altro, che si sviluppi una maggiore cooperazione tra istituzioni finanziarie e imprese nel conseguimento di obiettivi di sostenibilit\u00e0 condivisi, che vengano adottati piani di transizione ricchi di contenuti e credibili e che vi sia maggiore offerta di consulenza da parte degli intermediari, nonch\u00e9 una maggiore trasparenza da parte delle imprese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Superare le criticit\u00e0 appena indicate rappresenta, ad ogni modo, un problema che le istituzioni europee e nazionali (specie quelle di regolamentazione finanziaria e di supervisione bancaria) sono chiamate a risolvere, al fine di impedire che il reale processo di transizione ecologica possa essere frenato i) dalla predilezione delle istituzioni finanziarie per le sole imprese \u2013 grandi e PMI quotate \u2013 che sono interessate agli obblighi di redazione dei rischi ESG (sfavorendo cos\u00ec le micro e PMI), ii) dall\u2019incapacit\u00e0 strutturale del sistema finanziario nel suo complesso di valutare correttamente i rischi ambientali e climatici, ovvero di discriminare adeguatamente tra le imprese a diverso impatto ecologico e dotate o meno di piani di transizione, nonch\u00e9 iii) dall\u2019incompatibilit\u00e0 esistente tra gli obiettivi individuali di rendimento e gli obiettivi ambientali contenuti nei piani di transizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Superare queste criticit\u00e0 consentirebbe alle banche e alle altre istituzioni finanziarie di avere la capacit\u00e0 concreta di indirizzare adeguatamente i flussi di credito e di investimento finanziario a favore delle imprese meno inquinanti e di quelle dotate di significativi piani di decarbonizzazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><a href=\"https:\/\/www.costanzoeassociati.it\/professionista\/domenico-viola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Domenico Viola<\/a> (Junior Consultant <a href=\"https:\/\/www.costanzoeassociati.it\/servizi\/advisory-finanziaria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">CA Advisory<\/a>)<\/p>\n<div style=\"min-height: 30px;display: inline-block;\"><input id=\"3328\" style=\"float: right;max-width: 50px;\" src=\"https:\/\/www.costanzoeassociati.it\/wp-content\/plugins\/wp-advanced-pdf\/asset\/images\/pdf.png\" alt=\"#TB_inline?height=230&amp;width=400&amp;inlineId=examplePopup1\" title=\"Export pdf to your Email\" class=\"thickbox export-pdf\" type=\"image\" value=\"Export to PDF\" \/><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vicedirettore della Banca d\u2019Italia, il dott. 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