Concordato liquidatorio

Il concordato liquidatorio è sostanzialmente presente da sempre nel nostro ordinamento (trae infatti origine dalla moratoria disciplinata dall’abrogato Codice del commercio del 1885). La proposta formulata ai creditori si basa sulla possibilità di soddisfarli (assicurandone il pagamento di almeno il 20% dell’ammontare dei crediti chirografari) attraverso i flussi derivanti dalla liquidazione degli assets aziendali.

Il concordato liquidatorio è senza dubbio molto più semplice dal punto di vista operativo del concordato in continuità, tuttavia l’introduzione di un limite percentuale al soddisfacimento dei creditori e il loro soddisfacimento solo in termini monetari lo rende meno appetibile in quanto concretamente, nella maggioranza dei casi difficilmente percorribile.

Detta tipologia di concordato è, giustamente, il canale necessario qualora dalla continuità non sia possibile ritrarre, a favore dei creditori, un miglior risultato.

Risulta quindi essere una «simulazione» necessaria anche qualora si volesse optare per un concordato «in continuità».

In tali ipotesi i criteri di valutazione sono quelli di liquidazione (OIC5) e quindi, in sintesi, le attività vanno valorizzate al presumibile valore di realizzo e le passività al loro valore di estinzione. Occorrerà stimare, come per il concordato in continuità, adeguati e specifici fondi rischi. Lo strumento del concordato liquidatorio, è stato spesso «abusato» e può avere una certa rilevanza laddove sia dimostrabile che la liquidazione «concordataria» possa permettere migliori significativi risultati rispetto alla liquidazione «fallimentare» e soprattutto nei casi in cui l’imprenditore apporti «nuova finanza» per realizzare il piano.